Il fallimento

L’ammissione al concordato fallimentare preventivo  richiede un piano concordatario dal contenuto ampio e libero

Cosa deve fare un’azienda quando si trova in difficoltà finanziarie? Come deve comportarsi rispetto agli istituti di credito e verso i fornitori per evitare il fallimento?

Non è sempre facile dare una risposta a queste domande. Ma vediamo con esattezza la disciplina che regola la materia.
L’art. 160 della Legge Fallimentare, dispone che l’imprenditore che si trova in stato di crisi può proporre ai creditori un concordato preventivo sulla base di un piano che può prevedere:
a) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti anche attraverso cessione dei beni, accollo, o altre operazioni straordinarie, ivi compresa l’attribuzione ai creditori, nonché a società da questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni, o altri strumenti finanziari e titoli di debito;
b) l’attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad un assuntore; possono costituirsi come assuntori anche i creditori o società da questi partecipate o da costituire nel corso della procedura, le azioni delle quali siano destinate ad essere attribuite ai creditori per effetto del concordato;
c) la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei;
d) trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.
Per essere accolta la proposta di concordato preventivo non è necessario l’integrale pagamento dei creditori privilegiati.
La norma infatti dispone infatti che la proposta di concordato possa prevedere che i creditori muniti di diritto di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purché il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d). Il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l’effetto di alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione.
Ai fini di cui al primo comma per stato di crisi si intende anche lo stato di insolvenza.

Cosa deve fare quindi l’impresa che versa in una situazione di crisi?

L’imprenditore in situazione di crisi può deve farsi assistere da un avvocato e/o commercialista per studiare e predisporre un piano concordatario dal contenuto ampio e tendenzialmente libero che può prevedere la ristrutturazione dei debiti, la soddisfazione dei creditori mediante cessione dei beni, l’attribuzione dell’impresa ad un assuntore o tramite altre operazioni.

Come si presenta la domanda di concordato preventivo?

La tua azienda è in crisi e vuoi conoscere la procedura di l’ammissione al concordato preventivo?
La prima cosa da sapere e che la domanda di ammissione alla procedura concordato preventivo deve essere depositata presso il Tribunale Fallimentare del capoluogo di provincia in cui ha la propria sede legale.
La proposta concordataria ha forma di ricorso firmato personalmente dal debitore al quale devono essere allegati
a) una relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa;
b) uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco nominativo dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;
c) l’elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del debitore;
d) il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili.
Il piano e la documentazione, devono essere accompagnati dalla relazione di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d), che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo.
La domanda di concordato è comunicata al pubblico ministero.
Esaminata la domanda, e la documentazione allegata, il Tribunale Fallimentare, sentito il pubblico ministero e occorrendo il debitore, può, con decreto non soggetto a reclamo, dichiarare inammissibile la proposta se non ricorrono le condizioni previste dal primo comma dell’art. 160
Può, anche concedere un termine di quindici giorni al debitore per integrare la documentazione, e all’esito decidere se ammettere o meno l’azienda alla procedura.
Se la domanda è considerata sufficientemente motivata e il piano proposto dal debitore appare meritevole, il Tribunale, con decreto la dichiara ammissibile e dichiara aperta la procedura di concordato preventivo.
Con il provvedimento con cui dichiara aperta la procedura il tribunale delega un giudice alla procedura di concordato, ordina la convocazione dei creditori non oltre trenta giorni dalla data del provvedimento e stabilisce il termine per la comunicazione di questo ai creditori, nomina il commissario giudiziale osservate le disposizioni degli articoli 28 e 29 ; stabilisce il termine non superiore a quindici giorni entro il quale il ricorrente deve depositare una somma pari al 50 per cento delle spese che si presumono necessarie per l’intera procedura, ovvero la diversa minor somma, non inferiore al 20 per cento di tali spese, che sia determinata dal giudice.

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